venerdì 23 luglio 2010

Tempesta estiva: cade lo storico albero delle scuole - venerdi 23 Luglio 2010

Molta la gente che si e' radunata in via Trieste questa sera per commentare la caduta dello storico albero della scuola elementare (oggi centro polifunzionale) del paese.

A seguito di mezzora di bufera estiva, verso le 19.00, dopo il fuggi fuggi dal parco giochi, lo storico pino marino ha ceduto sotto il peso del forte vento, cadendo a radici scoperte.

Con il pino se ne va un pezzo di storia per tutti quelli che alla sua ombra giocavano durante la ricreazione quando l'edificio accanto era ancora la Scuola Elementare del paese. Un peccato perche' la sua mole garantiva anche oggi ombra a tutto il parco giochi. Elemento da non sottovalutare quando si analizza il successo di un parco giochi.

Altri sono i danni segnalati in paese e nella vicina Corgnolo. Antenne divelte, alberi caduti, tetti di legnaie scoperchiati.

1 commento:

Vitellozzo Silverdeschi ha detto...

Riflessioni di uno scolaretto ...di qualche anno fa

La violenta tempesta del 23 luglio scorso ha causato ingenti danni un po’ ovunque a Morsano e zone limitrofe, ma forse il danno maggiore sta nell’aver abbattuto il grosso pino marino che sovrastava con la sua mole tutta la vegetazione del parco giochi del paese che, fino a qualche anno fa, era luogo di ricreazione per i bambini delle elementari.

Qualcuno, certamente uno scolaro d’un tempo, ha scritto sull’asfalto di fronte al parco con vernice bianca “Addio pino nascondino”. La cosa mi ha colpito.

Quanti ricordi in quelle tre parole, quante ricreazioni- con il panino per metà in bocca e il resto nella manina- si sono fatte sotto quel pino e forse anche qualche ...castigo per qualche marachella combinata.

C’è molta nostalgia in quella scritta. Fa ritornare in mente cose imparate a memoria (un tempo si usava) quali una famosa poesia del Pascoli dal titolo “La quercia caduta”, dove si racconta di una grossa e vecchia quercia abbattuta dall’infuriare del temporale: “Dov'era l'ombra, or sè la quercia spande morta, né più coi turbini tenzona”.

Faceva tristezza vederlo così, con l’immensa chioma schiacciata a terra e le radici per metà all’aria. Sembrava un grosso pachiderma colpito a morte dal cacciatore. Povero pino! Quanti bambini hanno giocato sotto di te: cinquantadue sono gli anelli che si contano sul tuo ceppo dopo che abili motoseghe ti hanno sfrondato e tagliato in grossi cilindri. Quante volte si è giocato a nascondino e tu grosso com’eri nascondevi molto bene le minute figure dei piccoli scolari. E l’ombra che facevi? Nelle giornate di sole eri come un ombrellone e specialmente nell’ultimo mese di scuola, a giugno, la tua imponente ombra era un fresco rifugio.

Ora non esisti più; un vento cattivo ti ha abbattuto. Quanta tristezza. Eri così grosso, così grande, così massiccio…così nostro. Ma sei caduto. Addio pino nascondino, con te se ne vanno molti ricordi di tanti giochi spensierati e della migliore età.

Inviato da RB